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NEWS TRAPIANTI
8 Gennaio 2010 - CENTRO TRAPIANTI DI FEGATO - ANCONA
E' entrato in funzione l'ambulatorio trapianti al 3° piano - corpo I dell'Az. Ospedali Riuniti di Ancona.
La sala di attesa verrà arredata e sarà il punto di riferimento dell'ATO-Marche in ospedale.
12 Giugno 2009 - IN SPAGNA IL PRIMO TRAPIANTO DI RENE CON LAPAROSCOPIA
L’ Equipe chirurgica ,ooordinata dal Dr. Antonio Rosales del Centro di Urologia della “Fondazione Puigvert di Barcellona ,
ha eseguito per la prima volta al mondo un trapianto di rene con una tecnica che consente di operare solo con incisione
addominale di 7 cm ,rispetto ai 20 cm. necessari per la chirurgia tradizionale. L’intervento è durato 4 ore circa e la paziente
ha lasciato l’ospedale dopo 14 gg. dall’intervento con funzione renale regolare.
Da: Sanità News
31 Maggio 2009 – NUOVO TEST PER LA DIAGNOSI PRECOCE DI INSUFFICIENZA RENALE
In alcuni paesi d’ Europa è già disponibile il nuovo di Abbott,basato sul dosaggio della
proteina NGAL.
Da due a quattro ore ,con anticipo di 46 ore rispetto ai tests convenzionali, è la durata
del nuovo test delle analisi delle urine per sapere se è in atto un danno renale acuto,
anticamera della Insufficienza renale che ,specialmente negli operati ,può portare a morte
un paziente. Il danno Renale acuto (Aki) può verificarsi in seguito a traumi,,setticemia,
farmaci nefrotossici e complicanze del diabete.
Attualmente il danno renale acuto è rilevato dall’innalzamento della creatinina ma essa
permette una precisa diagnosi solo dopo 2-3 gg. dall’insorgenza del danno. La proteina
NGAL,invece, è prodotta dai tubuli renali e compare nelle urine appena 2-4 ore dopo
l’insorgere del danno renale.
Da: Sanità News
31 Dicembre 2008 - CASO ENGLARO
PRELIEVO DI ORGANI ANCHE DA UNO STATO VEGETATIVO PERMANENTE ?
Conobbi circa trenta anni fa l’anziano Prof. Crosnier, trapiantologo all’Ospedale Necker. Ricordo ancora le sue parole ed il suo orrore di quando giovane assistente nei primi anni ‘50 andava alla prigione della Santè a prelevare i reni ai condannati a morte subito dopo la loro esecuzione capitale.Tutto era legale : il Tribunale aveva ordinato la condanna a morte ed aveva pure autorizzato , per ”utilità pubblica“, il prelievo dei loro organi
Dopo più di mezzo secolo, questo orrore potrebbe riproporsi di nuovo anche se la condanna a morte per i delinquenti non c’è più in Europa : in Italia, per gli innocenti, un certo tipo di condanna a morte può diventare lecita , almeno secondo una recente giurisprudenza, dal momento che coloro che sono in Stato Vegetativo Permanente (SVP) sono ,di fatto, equiparati a chi è in stato di morte cerebrale (MC) a cui viene conseguentemente tolto il collegamento dalle macchine rianimatrici. Questa equiparazione di fatto sembra essere ulteriormente rafforzata se si tiene conto che la recente sentenza giudiziaria dispone che alla paziente in SVP siano staccati i tubicini dell’alimentazione e dell’idratazione in una struttura sanitaria con adeguato monitoraggio ,proprio di una rianimazione,come avviene per i pazienti comatosi. La rianimazione è il luogo deputato a stabilire la morte cerebrale di una persona che secondo la legge vigente (L.91/99), deve essere “segnalata” dalla Direzione Sanitaria del presidio medico al locale Coordinamento Regionale, come potenziale donatore di organi.
La regolamentazione proposta dalla sentenza di fare le cose “ per benino”con tutte le moderne apparecchiature e che diventerà valida anche per i casi futuri,in realtà è una finzione mediatica per nascondere un ”orrore” che durerà più dei pochi minuti dei ghigliottinati francesi e ben oltre le 6 ore di osservazione che la legge italiana impone per i pazienti deceduti “naturalmente” . Il monitoraggio durerà qualche giorno, forse settimane ma in compenso si potrà organizzare al meglio anche il prelievo degli organi dei pazienti in SVP, con tutti gli esami del caso .
Utilizzare organi di persone che si pensa non abbiano più una vita “ degna di essere vissuta” e di “peso per la famiglia o per la società” è una idea che è stata già proposta anche in un congresso medico di qualche anno fa, in India, per far fronte alla attuale penuria di organi . Tanto più che i trapianti che oggi,si praticano quando capita, causando molto trambusto nelle strutture sanitarie, potrebbero essere programmati , modulando i tempi di esecuzione delle sentenze emesse dai tribunali per i poveri pazienti in Stato Vegetativo Permanente.
Personalmente ritengo ,però, che, se prevarrà la cultura del ”puro utilitarismo biologico”, nei fatti, l’effetto per i trapianti , nel tempo, sarà negativo : si avranno meno donazioni e la gente comune si allontanerà dalla cultura della donazione solidale e non sarà più disposta a donare gli organi al prossimo ,liberamente ,per bontà d’animo, non avendo più ,da parte della struttura giuridico-sanitaria italiana,la garanzia del rispetto per la vita dell’essere umano ,pur se esso giace inerme e muto ai confini della vita.
Agostino Falcioni -
Presidente ATO - Marche (Ass.ne Trapiantati d’ Organo delle Marche)
25 Gennaio 2008 - TRAPIANTI: IN 6 PAZIENTI LA CHIAVE DELLA FINE DELLE CURE ANTIRIGETTO
Alcuni Centri di ricerca in Australia ed in USA hanno avviato le ricerche sugli efffetti, ancora sconosciuti,dell'incontro dei sistemi immunitari tra donatore e ricevente.Sembra che l'organo donato abbia la capacità di modificare ,in certe situazioni,il sistema immunitario del ricevente e quindi di liberarlo dalla schiavitù dei farmaci amtirigetto."
La medicina dei trapianti potrebbe essere a una svolta rivoluzionaria grazie ad una serie di lavori scientifici e ad un evento tanto naturale e sorprendente avvenuto a una giovane paziente, fatti che fanno sperare in un addio alla schiavitù delle terapie antirigetto.
Infatti mentre in Australia una quindicenne, ricevuto sei anni prima un trapianto di fegato, ha cambiato gruppo sanguigno e sistema immunitario acquisendo quelli del donatore e potendo così dire addio alle terapie antirigetto, in un esperimento su cinque pazienti che hanno ricevuto un rene non compatibile, David Sachs del Massachusetts General Hospital (MGH) di Boston ha creato nel loro corpo un sistema immunitario 'chimera', parte del donatore, parte del ricevente, consentendo loro di sospendere le terapie antirigetto.
Tutti questi rivoluzionari risultati sono stati descritti questa settimana sulla rivista The New England Journal of Medicine. Per i trapianti d'organo ci deve essere compatibilità immunologica tra donatore e ricevente altrimenti le difese immunitarie di quest'ultimo, riconosciuto l'organo estraneo, lo attaccano provocandone il rigetto. Uno dei fattori di compatibilità più importanti è HLA (antigene leucocitario umano). E comunque dopo un trapianto, il paziente deve prendere farmaci anti-rigetto vita natural durante, con tutti gli effetti collaterali che questa terapia comporta.
La speranza dei trapiantologi è appunto ideare un metodo di trapianto che esuli il paziente da questa schiavitù. L'idea generale per farlo è che il paziente inglobi, oltre al nuovo organo, anche le difese immunitarie del donatore, eliminando in tutto o in parte le sue che creano il pericolo di rigetto. Ebbene questo evento è avvenuto naturalmente alla giovane australiana che a nove anni aveva ricevuto un fegato nuovo.
A quindici, dopo anni di terapia antirigetto, si è sentita male e successivamente a ciò i medici del centro trapianti dell'ospedale pediatrico Westmead di Sidney, si sono accorti dell'evento eccezionale: il suo gruppo sanguigno, zero negativo, era mutato in zero positivo; e non è tutto, la ragazza aveva perso il proprio sistema immunitario ed acquisito uno nuovo, identico a quello del donatore che tanti anni prima le aveva ridato la vita col suo fegato.
"E' stato come una seconda chance per la mia vita" ha dichiarato la giovane Demi-Lee B. raccontanto l'evento che è un sogno che si avvera per i trapiantologi. Se quest'evento ha del miracoloso, ecco arrivare la spiegazione della scienza: quel che è successo è che, probabilmente per la giovane età del donatore, ha spiegato il capo dipartimento trapianti Stuart Dorney, le cellule staminali del sangue presenti nell'organo donato sono migrate nel midollo osseo della paziente e quindi hanno 'eradicato' le cellule produttrici del sistema immunitario della giovane e cominciato a produrne di nuove. Risultato: nuovo gruppo sanguigno e nuove difese del corpo che, identiche a quelle del donatore, hanno riconosciuto il fegato e permesso alla ragazza di sospendere le cure antirigetto. Qualcosa di simile è stato ricreato negli esperimenti americani: in questo caso cinque pazienti che non avevano un rene compatibile hanno ricevuto un rene HLA-incompatibile.
I medici hanno accoppiato il trapianto di rene con quello di cellule di midollo osseo (le capostipiti del sistema immunitario) del donatore.
Così facendo nel sangue dei riceventi si è formato un sistema immunitario 'chimera' fatto delle loro cellule e di quelle dei donatori. In 4 dei 5 pazienti il sistema ha funzionato e le nuove difese immunitarie 'chimera' non hanno attaccato il rene nuovo riconoscendolo come parte del corpo. Da entrambi gli studi viene fuori la stessa idea dall'impatto importantissimo in medicina dei trapianti: un nuovo sistema immunitario 'gemello' di quello del donatore potrebbe permettere al ricevente di dire addio a cure antirigetto.
Ottobre 2007
“ Uno studio americano riferisce di aver scoperto 33 geni, legati al fenomeno
del rigetto, i quali si comportano in modo differente nei pazienti “tolleranti”
( che non avrebbero bisogno di farmaci antirigetto) da quelli “non tolleranti” che ,sempre minacciati dal rigetto, necessitano per tutta la vita dei farmaci.
In un prossimo futuro si chiarirà meglio il meccanismo completo per poter
individuare subito l’appartenenza ad una delle due categorie ed adeguare la
terapia appropriata.
Da “Proceedings of the National Academy of Sciences
Le differenze di riuscita dei trapianti di rene con organi da cadaveri a cuore
battente ed a cuore fermo,non sono significative. Solo il tempo di ripresa della
funzione del rene è più lungo nel trapianto da donatore a cuore fermo.
Da “ Transplantation” Maggio 2007
Diminuzione delle donazioni di organi in tutto il territorio italiano in media del
10% nell’anno 1997. Anche nelle Marche si registra un calo significativo delle
donazioni e conseguentemente dei trapianti effettuati.
“Fatti e Cifre CNT” – Maggio 2007
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